Le arance del Cucibocca e la Stanza dei Misteri nell'Abbazia di Montescaglioso

Racconto simbolico per ragazzi sul cucibocca di Montescaglioso
Cucibocca di Montescaglioso

«E' stato un attimo e la mano della mamma è scomparsa in un mucchio di gambe all'inseguimento di una stupida maschera chiamata cucibocca». Era notte fonda e Viola, seduta sullo scalone dell'ingresso principale dell'Abbazia di S. Michele in Montescaglioso, piangeva e sentiva un freddo mortale. 

Distratta dal rimbalzo di un pallone, smise subito di singhiozzare. Il pallone si avvicinava sempre più. Ma chi poteva essere in giro con la palla a quell'ora? Un matto o chi? «Mamma, papà dove siete finiti? Perché non siete in cerca di vostra figlia? Perché non riesco a ritrovarvi?»
Dalla nebbia dorata di un lampione sbucò una sagoma nera. Le sembrò avere 13-14 anni massimo. «Se ha più o meno la mia età non potrà farmi del male. I bambini sono tutti buoni». Pensò Viola per farsi coraggio e affrontare l'ombra.
- Cosa ci fai qui alle tre di notte? Non sei di Montescaglioso, vero? - L'ombra, oltre a un volto, acquistò anche una voce.
- No, non sono del posto. Sono venuta con i miei genitori alla vostra "Notte del Cucibocca"... e poi mi sono persa. Quando sono usciti dall'Abbazia tutti quegli uomini travestiti da cucibocca, pressata dalla folla, ho lasciato la mano della mamma e ora non so dove cercarli.
- Perché stai seduta qui invece di farti un giro per il paese? Non c'è più nessuno e le strade sono deserte, sarà più facile individuarli. Se i tuoi genitori sono ancora a Montescaglioso, li vedrai subito.
- No, li aspetterò qui. Qui mi hanno persa e qui verranno a riprendermi.
- Perché non li chiami col cellulare?
- Perché è scarico.
Il ragazzino vide gli occhi di pianto della ragazzina e decise di fermarsi un po' con lei. Un moto di gioia trapelò dallo sguardo del bel volto spaventato.
- Io mi chiamo Danilo.
- Io Viola.
Silenzio.

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Cucibocca nell'Abbazia di Montescaglioso


Dopo cinque minuti ad ascoltare l'imbarazzo di chi aveva di fianco, Danilo disse:
- Io credo all'esistenza del Cucibocca.
- Io no – rispose Viola- come fai a credere che esiste davvero quella maschera se fanno assistere tutti alla vestizione! Sotto quella lunga barba e quegli occhi di arancia ci sono i tuoi compaesani... Giusto?
- Sì giusto, ma questo non significa nulla. Io so che il Cucibocca esiste!
- Per me è una strana maschera che la notte del 5 gennaio, solo qui a Montescaglioso, ruba il posto alla Befana. Così come la vecchia strega, anche questa creatura è frutto delle fantasie che raccontano a noi bambini per tenerci buoni e in silenzio promettendoci qualche inutile ricompensa.
- Solo ai bambini? Tu non mi sembri così piccola da definirti bambina... dovresti avere almeno 12 anni, vero? - ipotizzò Danilo
- Sì, ne ho 12 e tu?
- Io ne ho 13 e a 12 anni mi dicevano che ero già un "ometto". Anche a mia sorella, che ha la tua stessa età, dicono che è già una "signorina", quindi anche tu non sei più una bambina.
- Ok, comunque stiano le questioni sull'età, io non credo al cucibocca! Anzi, i miei genitori mi hanno portata qui anche contro la mia volontà e, dopo questa nottataccia, non credo che vorrò rimettere più piede a Montescaglioso.

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Vestizione dei cucibocca nell'Abbazia di Montescaglioso

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Vestizione dei cucibocca nell'Abbazia di Montescaglioso

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Vestizione dei cucibocca nell'Abbazia di Montescaglioso


Nel silenzio della notte avvolgente, si sentì cantare una civetta e poi, veloce come un razzo, un pipistrello sfiorò i capelli di Danilo. Viola stava per lanciare un grido, ma poi, pensando che sarebbe passata per una fifona, si trattenne e, nell'ingoiare la sua voce, si accorse di quanto fosse carino questo Danilo. Due occhi enormi, proprio come il suo cucibocca, ma con una bocca carnosa e disegnata a cuore. Pensò che non lo avrebbe dimenticato così presto, così come indimenticabile sarebbe stata la paura di questa notte.

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Cucibocca di Montescaglioso

-Viola, io credo che non verrà più nessuno ormai. Dovremmo preoccuparci di trovarti un posto per dormire, altrimenti ti ammalerai. Se ti va, ti porto a casa mia. La mamma è sempre felice quando porto amici... domani è anche giorno di calze piene di carbone dolce. Io dividerò la mia con te, così anche tu avrai la Befana.
- Davvero posso dormire a casa tua? E' un desiderio che si avvera... temevo tanto di addormentarmi qui e morire congelata. La calza puoi tenerla tutta tu, io non ne voglio. Mi è bastato il cucibocca!
- Va bene, la calza sarà tutta per me. Meglio. Ora ci dobbiamo muovere da qui e andare verso la piazza: ho qualcosa in sospeso!
I due si avviarono verso la piazza. 

Quando arrivarono nei pressi della piazza, cominciarono a sentire schiamazzi: «forza Matteo, sei il più forte! Nessuno ti può battere, figuriamoci quella pappamolla di Danilo!».
-Danilo, ho sentito pronunciare il tuo nome – disse Viola – Ma chi c'è in piazza ad aspettarti?
- Si tratta del mio impegno in sospeso. Il capitano dei nostri avversari di calcetto mi ha sfidato ai rigori.
- Batterete i rigori in piazza? E non potevate sfidarvi di giorno anziché di notte? - chiese stupita la ragazzina.
- La piazza di notte è il campo di battaglia prescelto. Se perdo, mi toccherà entrare di nascosto nella Sala della Biblioteca dell'Abbazia e trovare il "segreto" del Cucibocca.
- Il segreto del cucibocca? Esiste pure un segreto? Voi siete pazzi! - ridacchiò la forestiera.

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Cucibocca nell'Abbazia di Montescaglioso

Appena arrivati nel luogo della sfida, videro cinque ragazzotti ben allineati e una porta da calcio, delimitata da due bastoni (molto simili a quelli portati dai Cucibocca durante la sfilata) conficcati in una base di mattoni in cemento con due arance alle estremità superiori.
- Finalmente sei arrivato! Vedo che ti sei fatto una nuova amica... - sghignazzò Matteo, molto pieno di sé – Noi siamo pronti. Rocco è venuto da Matera per fare il portiere, così tutti saremo certi dell'imparzialità del suo gioco – Lo ritieni affidabile? -  domandò il capitano avversario.
- Affidabilissimo! - rispose Danilo – conosco la sua fama e la sua correttezza.
- Bene, allora cominciamo!
I due si disposero faccia a faccia e fu lanciata una moneta. 
-Croce! Il primo tiro tocca a Danilo.
Viola incrociò le dita e pensò: «Speriamo che vinca lui, non ho alcuna intenzione di tornare all'Abbazia per scoprire questo maledetto segreto del cucibocca. Fa freddo e ho fame».
Mentre la ragazzina era attraversata da pensieri e brividi di paura, si sentirono urla di gioia e applausi: uno dei ragazzi presenti saltava come un pazzo gridando - Bellissimo rigore capitan Danilo! 1 a 0 per noi!
Anche Viola tirò un sospiro di sollievo.
Toccò all'altro capitano...- Goal, goal, siamo i migliori! Evviva Matteo, il capitano più forte di tutti! - gridarono gli altri due ragazzi. 
«Accidenti! - pensò Viola- hanno pareggiato. Si ricomincia...»
Danilo si fece sempre più serio, prese una lunga rincorsa e calciò il pallone con tutta la forza che aveva in corpo... - Parata! Parata! Grande Rocco, l'hai parata!- schiamazzarono i due sostenitori di Matteo.
Viola sbiancò e Danilo la guardò un attimo negli occhi. Le sorrise, quasi a dirle di non preoccuparsi. Le due coppie d'occhi non fecero in tempo a lasciarsi che la palla era già in rete.
- 2 a 1, siamo in vantaggio!!! Danilo comincia a pensare come entrare nell'Abbazia... sei una schiappa! - gridò la tifoseria avversaria.
Il giovane ragazzo non raccolse le provocazioni, si concentrò e, notando che Rocco era leggermente  spostato sul lato sinistro della porta, fece finta di orientare il tiro verso destra, aspettò che il portiere si posizionasse e poi, con una rapidità quasi da professionista, lanciò una "bomba" sulla sinistra...
- Goal, goal. Danilo ce la possiamo fare, il tuo sinistro è imprendibile! Forza capitano, la rimonta è fatta.
Purtroppo il sinistro di Danilo non servì a recuperare il tiro parato, perché l'avversario non ne sbagliò uno, di rigore, e la sfida terminò 5 a 4 per Matteo.
- Bene, ho perso – disse dignitosamente Danilo – sono pronto ad affrontare il mistero della Sala della Biblioteca.
Viola, colpita dal decoro con cui Danilo aveva accettato la sconfitta e dal suo coraggio, gridò istintivamente a pieni polmoni dei versi che aveva imparato a scuola e che, per l'occasione, modificò opportunatamente:
- "O Capitano! Mio Capitano! Il nostro viaggio tremendo... è appena cominciato. Andiamo all'Abbazia e scopriamo cosa si nasconde sotto quegli occhi d'arancia!
Danilo, stupito e piacevolmente conquistato, salutò i cinque del pallone, prese la mano di Viola e si incamminarono per tornare nella casa del Cucibocca. 
La strada di ritorno all'Abbazia sembrò un sogno a occhi aperti. Il calore e la forza della mano di Danilo le fecero battere il cuore così forte che non riusciva a camminare e respirare insieme. Non sapeva chi fosse questo "principe" dagli occhi grandi e un coraggio eroico, eppure con lui sarebbe andata anche all'inferno e non avrebbe avuto paura. Poteva chiederle tutto, anche di lasciare la mamma e il papà per rimanere con lui. Per sempre.

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Cucibocca nell'Abbazia di Montescaglioso

Racconto simbolico per ragazzi sul cucibocca di Montescaglioso

Arrivarono all'Abbazia, il portone d'ingresso era socchiuso. Nell'euforia dei festeggiamenti, il guardiano aveva dimenticato di chiuderlo e i due s'infilarono facilmente, protetti dalle ombre e rincuorati dalla reciproca compagnia. Danilo accese la torcia del cellulare e, senza mai lasciare la mano di Viola, fece strada fino al primo piano e alla porta della Sala della Biblioteca. 
Passò il cellulare all'amica e le disse di orientare la luce della torcia sulla serratura. Si sfilò dalla tasca una tessera di plastica e fece scorrere l'estremità più larga tra l'infisso e la parte appena superiore della serratura. Tirò lentamente la carta verso se stesso mentre girava la maniglia. Viola osservava attentamente l'abilità del giovane scassinatore, quando sentì un click: era la molla della chiusura. La porta del segreto si spalancò.
Entrarono curiosi e intimoriti. Cosa nascondeva questa stanza? E se il cucibocca fosse esistito per davvero e la scoperta del suo segreto avesse comportato qualche pericolo? 

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Abbazia di Montescaglioso

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Cucibocca nell'Abbazia di Montescaglioso

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Cucibocca nell'Abbazia di Montescaglioso

Appena varcarono la soglia de "La stanza dei Misteri", i due cercatori fecero roteare la torcia per individuare un punto di partenza. Subito notarono un grande cartello all'angolo della stanza con su scritta la storia dell'Abbazia. Si avvicinarono e cominciarono a leggere:

L'Abbazia di San Michele Arcangelo di Montescaglioso sorge sull'area dell'acropoli della città italica e greca, databile tra i secoli VII a. C. e l'occupazione romana. L'origine della comunità monastica è strettamente collegata alla penetrazione del monachesimo benedettino veicolato in Basilicata fin dal VIII sec. d. C. dai grandi monasteri longobardi dell'area campano-beneventana. La fondazione dell'Abbazia è molto probabilmente relativa all'attestazione (datata nell'anno 893) della presenza di una dipendenza monastica (la chiesa di S. Lorenzo di Murro) nella valle del Bradano appartenente alla grande Abbazia Longobarda di S. Vincenzo al Volturno in Molise. Il più grande sviluppo della comunità monastica si ha con l'infeudamento di Montescaglioso alla famiglia normanna dei Macabeo (seconda metà dell' XI sec.) che, grazie alle sue parentele con gli Altavilla e Ruggero II di Sicilia, sostiene il radicamento del monastero con donazioni e benefici. Il patrimonio monastico sarà accresciuto nel XII secolo con ulteriori donazioni da parte dei Normanni.
Agli inizi del XV secolo il monastero è affidato ad Abati Commendatari. Nel 1484 l'Abbazia si unisce alla Congregazione Benedettina Riformata di S. Giustina da Padova, la quale si distingue per il restauro, l'ampliamento e l'ottima capacità di amministrare il patrimonio. Sempre ai Benedettini si deve la realizzazione degli apparati decorativi e degli affreschi, tra cui quelli presenti nella Sala della Biblioteca, databili tra il 1500 e il 1600...


- Ora basta leggere, bisogna Vedere – asserì con fermezza Danilo – Punta la torcia sulla parete superiore della porta  e ascoltami bene.
Viola eseguì l'ordine. Danilo le chiese: - Cosa vedi?
- Vedo una Madonna che allatta il Bambinello.
- Infatti, proprio pochi giorni fa, noi tutti abbiamo festeggiato il Natale. Sai che Gesù nasce proprio quando, da sempre, gli uomini festeggiano la nascita del Sole?
- Ma cosa stai dicendo? - ribatté Viola – Il sole né nasce né muore, ma sorge e tramonta!
- In un giorno sorge e tramonta, ma in un anno nasce e muore – affermò, sorridendo, Danilo – E ora, nella notte del 5 gennaio, il sole sta crescendo dopo essere nato tra il 21 e il 25 dicembre. E, come ogni bambino, ha bisogno della sua mamma per essere nutrito e quindi fare grande. La Materia è sposa e Madre della Luce così la Terra (che è fatta di materia) è un po' come se fosse la mamma del Sole, proprio come la Madonna è la mamma di Gesù. Quel Bambinello è la luce dei nostri cuori...
- E quindi? A cosa serve tutto questo per il segreto del cucibocca?
- Non avere fretta  e mangia questo – Danilo cacciò dalla tasca un cioccolatino e glielo offrì – Noi umani, che siamo parte della terra, dobbiamo aiutare la Madre a far crescere suo figlio, altrimenti rischieremmo di rimanere al buio per sempre.
- Non capisco nulla – fece Viola – ma avevo proprio bisogno di mettere qualcosa sotto i denti. Grazie per il cioccolatino.

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 Madonna con Bambino nella Sala della Biblioteca o Stanza dei Misteri, XVII sec,
Abbazia di Montescaglioso, 

Danilo prese l'amica dalle spalle, le fece fare una rotazione di 180° e poi, come se avesse una borsa magica al posto della tasca dei pantaloni, tirò fuori una pettola: - Ora mangia questo squisito dolcetto che ha preparato la mia mamma. 
- Che buone le pettole! Anche mia nonna le prepara sempre per il pranzo di Natale.
Con la bocca piena, Viola sollevò la torcia e illuminò gli altri affreschi: - Chi sono questi uomini?
- Sono i più grandi filosofi dell'antichità – rispose inorgoglito il montese – Il primo è il nostro amato Pitagora, che ci ricorda: “Così come tutte le cose terrene, tu non scoprirai l’Uomo”, perché crescere o conoscere è un mistero chiuso nell'Anima. Ma anche se questo segreto è così oscuro, Diogene non si ferma mai sul cammino della Conoscenza, fatta di numeri e parole... proprio come tutto ciò che studiamo a scuola: l'aritmetica e le lettere.
- Davvero? Se studiamo la matematica e l'italiano possiamo trovare quello che cercano i filosofi? A me sembra una stupidaggine...
- Non esistono stupidaggini. Esistono solo degli stupidi. E tu sei stupida?
- Assolutamente no! Come ti permetti?!
- Allora studia e fidati dei saggi uomini del passato, che stupidi non furono!
Viola non ribatté ma disse curiosa: - Danilo, questo Diogene e la sua lanterna somigliano un po' al tuo cucibocca...
- Infatti, anche il mio Cucibocca cerca l'Uomo che, proprio come il Sole, deve lasciare le cose del passato, così come si lascia il vecchio anno, e deve andare verso il Cambiamento: verso l'anno Nuovo. Anche noi ragazzi dobbiamo lasciare l'infanzia. Senza paura. Sarà la Conoscenza, che apprenderemo dai buoni libri, a guidarci. Dobbiamo diventare grandi e maturi così splenderemo di più e meglio. Noi siamo il Sole e l'Uomo! Dobbiamo nutrirci e crescere per vivere appieno l'estate della vita...
Mentre pronunciava queste parole e nel più completo disorientamento di Viola, Danilo sfoderò dalla tasca "magica" una caramella, un pugno di patatine, un torroncino, un carbone dolce, un pezzo di pane e un pezzo di salsiccia. Dispose tutto su un fazzoletto steso in terra e disse: - Anche se ti sembra di non capire, verrà il tempo in cui tutto sarà chiaro e luminoso... solo se studierai con passione e dedizione! Ma adesso è tempo di sgranocchiare il salato e il dolce della vita. Ho una fame tremenda!
Viola, sempre più confusa, al solo vedere quei bocconcini, non pensò più né al cucibocca, né ai filosofi, né alla strana tasca-dispensa di Danilo. I due si accovacciarono in terra e mangiarono.

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Affreschi di Arpocrate, Pitagora, Diogene e Aristotele nella Sala della Biblioteca o dei Misteri, XVII sec, Abbazia di Montescaglioso, XVII sec.

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Affresco di Aristotele nella Sala della Biblioteca o Stanza dei Misteri, XVII sec, Abbazia di Montescaglioso

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Cucibocca di Montescaglioso

Quando ebbero spolverato tutto, il ragazzino prese il cellulare dalla mano dell'amica e orientò il fascio di luce su un altro affresco:
- Ora sei pronta per l'ultimo mistero. Lui è Arpocrate: figlio prematuro del Sole e della Luna. E' il dio del Silenzio: con l'indice sulla bocca intima a tutti di non rivelare il segreto della Luce. Lui sa che la luce di ognuno di noi si nutre del Verbo, cioè delle parole scritte nei libri del Sapere.
- Che strano, anche la barba di Arpocrate somiglia a quella del cucibocca...
- Sì è così! Arpocrate, infatti, è il papà del Cucibocca! Anche lui conosce il valore del silenzio tant'è vero che col suo grande ago potrebbe cucirti la bocca se non la usi adeguatamente... 
- Finiscila di spaventarmi con tutte queste chiacchiere... mi stai raccontando un sacco di bugie!
- “Mio amico è Socrate, mio amico è Platone, ma più grande amica è la Verità” dice Aristotele in quell'affresco lassù – Danilo indicò il filosofo greco, ritratto sulle pareti della Sala della Biblioteca con un grande libro tra le mani.

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Arpocrate, dio egizio del Silenzio, affresco nella Biblioteca dell'Abbazia di S. Michele in Montescaglioso, XVII sec.

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Cucibocca di Montescaglioso

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Cucibocca di Montescaglioso con ago per cucire la bocca dei bambini

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affresco nella Sala della Biblioteca o Stanza dei Misteri, XVII sec, Abbazia di Montescaglioso

Mentre i due osservavano satiri, ninfe con altri esseri mitologici e simbolici affrescati su tutte le pareti, all'improvviso si sentì un rumore di catene: sembrava che qualcuno le trascinasse lentamente verso di loro. Il rumore si fece sempre più vicino, sempre più terrificante. Attraversò il lungo corridoio e arrivò fino all'uscio della Biblioteca. I due ragazzi si abbracciarono. Da Viola esalò l'odore della paura, mentre la fronte si imperlò di sudore freddo. Soffiò un vento gelido che li colse alle spalle e poi nella stanza entrò un fascio di tenue luce.
I due finalmente si voltarono e videro una lanterna dondolare nell'aria, all'altezza della maniglia della porta...
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Cucibocca nell'Abbazia di Montescaglioso

- Il Cucibocca! - esclamarono contemporaneamente.
- Hai visto che non dico bugie? Esiste davvero, non è una maschera! - esultò Danilo.
Viola, bianca come un cadavere, non riuscì più a parlare, stava quasi per lasciare la mano dell'amico e fuggire via. Danilo non mollò la presa ma strinse Viola ancora più forte a sé e, guardandola dritta negli occhi, scosse la testa:
- No, non puoi andar via. Non abbandonare questa avventura né questa opportunità di crescere...
- A me non interessano le avventure e non voglio diventare grande. Io voglio rimanere bambina per sempre! Lasciami! - si liberò bruscamente la mano ma, nel dimenarsi, fece cadere il cellulare a terra: - La torcia, la torcia! Il cellulare si è rotto, siamo senza luce!
- Non importa – la tranquillizzò Danilo – La Luce deve venire da dentro e non da fuori. Ecco perché ti ho portata qui.
Danilo le lasciò la mano e, a passi cadenzati, si avvicinò al Cucibocca. La strana creatura aprì le braccia, come se volesse abbracciarlo, e rimase in attesa finché il tredicenne non gli si parò di fronte:
- Eccomi Signore del Silenzio, ho condotto la mia Anima fino a te affinché si spalanchi la Porta della Luce e Lei possa crescere con te così come cresce il Sole dietro le tue spalle pellegrine.

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Cucibocca nell'Abbazia di Montescaglioso

Danilo aprì la lunghissima barba del Cucibocca, vi penetrò come se fosse un antro profondissimo e scomparve. 
Il Cucibocca si avvicinò a Viola, quasi volando. Staccò le due grosse arance che aveva al posto degli occhi e le porse alla ragazzina tremante. Appese il lungo bastone al braccio sinistro di Viola e con la mano la invitò a mangiare quei frutti sapienzali dell'Inverno. Lei, senza dire una sola parola, sbucciò le arance e cominciò a mandar giù il suo nono e ultimo boccone...

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Cucibocca nell'Abbazia di Montescaglioso

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Cucibocca nell'Abbazia di Montescaglioso

- Viola, Viola! Svegliati, fa freddo! Ti abbiamo cercata dappertutto. Ti sei addormentata sulle scale dell'Abbazia, sarai congelata... Viola svegliati!
- Mamma! Papà! Dove eravate finiti? Vi ho persi! Non mi lasciate più... ho avuto tanta paura! - si alzò e, piangendo a dirotto, abbracciò i suoi genitori.
- E' passato tutto. Ora mamma e papà sono qui e non hai più nulla da temere. Avrai fatto un brutto sogno, ma ora sei con noi e sei sveglia. Speriamo che non ti viene qualche malanno. Come hai fatto  a dormire con un freddo così? – chiese preoccupata la madre.
Quando si calmò, sempre attaccata al collo della madre, Viola posò lo sguardo sul gradino dell'Abbazia. Quale sorpresa! Lì dove era seduto il principe dei sogni trovò due bucce d'arancia... Le prese, le mise nella tasca del cappotto e, incollata alla mano della mamma, tornò a casa radiosa e contenta.

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Inno al Sole

Ascolta, o re del fuoco intellettuale, Titano dalle briglie d'oro,
ascolta, dispensatore di luce, signore che possiedi la chiave
della fonte della vita, e che sui mondi materiali
dall'alto versi un copioso fiume d'armonia.
Ascolta, giacché tu, che hai sede nel mezzo al di sopra dell'etere,
e tieni il cuore dell'universo, circolo luminosissimo,
tutto riempisti della tua provvidenza, eccitatrice della mente.
I pianeti, cinti dalle tue fiamme perennemente vivide,
sempre, con incessanti e infaticabili movimenti circolari,
mandano a favore di quanti vivono sulla terra stille vitali,
e ogni generazione, sotto i vostri ricorrenti corsi,
rigermina secondo la legge delle Ore.
Il fragore degli elementi fra loro cozzanti cessa,
quando tu, che discendi da padre ineffabile appari.
A te cede il coro inconcusso delle Moire;
che torcono all'indietro il filo del destino ineluttabile,
quando lo vuoi; giacché sommamente sei potente e vastamente signoreggi.
Balzò fuori di vostra catena Febo, signore della sacra melodia;
divinamente cantando, al suono della cetra,
placa l'enorme flutto della generazione dal cupo muggito.
Dal diffondersi della tua luce, che allontana i mali,
nacque, dono soave, Peone, e sua salute diffuse,
dopo aver riempito il vasto universo di balsamica armonia.
Te cantano il glorioso padre di Dioniso;
e te Evio-Attis negli ultimi recessi della materia,
te delicato Adone altri chiamarono nei loro canti.
E paventano la minaccia della tua agile sferza
i demoni, agli uomini funesti, di cuor feroce,
che alle nostre infelici anime ordiscono danni,
affinché sempre nell'abisso della vita dal cupo fragore
soffrano sotto il peso del corpo, bramosi del giogo,
e dimentichino la dimora eccelsa e splendente del padre.
Ma tu, ottimo fra gli dei, coronato di fuoco, nume beato,
immagine del dio creatore di tutte le cose, tu, che le anime elevi,
ascolta, e purificami da ogni peccato per sempre;
e la preghiera di molte lacrime accogli, e liberami
dal peccato che dà dolore, e tienmi lontano dalle espiazioni,
placando l'occhio vigile di Dike che tutto vede.
Ad opera del tuo aiuto sempre salutare
concedi all'anima mia la luce purissima e beatissima,
una volta dispersa la caligine, funesta ai mortali, prodotta da veleno
e al corpo il magnifico dono d'una perfetta salute.
Fa' ch'io diventi famoso e che, secondo il costume dei miei predecessori
possa aver cura delle Muse dalle amabili trecce.
Non turbato benessere, che nasce da amorosa pietà,
se tu vuoi, concedimi, o signore, giacché facilmente puoi compiere.
Tu, infatti, possiedi saldo ed infinito vigore.
Ma se, per i fusi delle Moire, rotanti
sotto i fili tratti dai movimenti degli astri qualcosa di funesto
ci colpisce, distòrnalo con la forza dell'impeto tuo.
(Proclo, filosofo bizantino del V secolo)

Racconto simbolico per ragazzi sul cucibocca di Montescaglioso

Racconto simbolico per ragazzi sul cucibocca di Montescaglioso
Iside che allatta Horus, Museo del Cairo
Racconto simbolico per ragazzi sul cucibocca di Montescaglioso
Sfilata dei cucibocca per le strade di Montescaglioso

Racconto simbolico per ragazzi sul cucibocca di Montescaglioso
Sfilata dei cucibocca per le strade di Montescaglioso

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