La Quaremma lucana: una Donna Parca

La tradizione della Quaremma in Basilicata
Kreshmza (Quaremma) di San Costantino Albanese di Pina Ciminielli

 Cosa lega la Quaresima, la donna e una patata in Basilicata? Si potrebbe rispondere il "filo" del tempo, quello inesorabile e ciclico di morte e rinascita. Quaranta giorni di incantamento in cui la Natura deve ridestarsi dal sonno dell'inverno e tessere la trama della prossima vita. Ha un tempo di sette domeniche che devono essere contate e sottratte al letargo di una patata al fine di far riprendere il lavoro alla tessitrice del tempo nuovo:  Quaremma, Quarantana, Quaraiesima, Quadragesima, Curemma. Tutte variazioni sul tema in base al luogo in cui ti trovi: Montescaglioso, Irsina, Tricarico, Nemoli, S. Costantino Albanese, Nemoli, San Severino Lucano, Teana, Satriano di Lucania o Genzano. In ognuno di questi paesi lucani è ancora in vita la personificazione femminile di questi quaranta giorni in cui la Natura si appresta a filare il Destino della nuova vita.



 La tradizione della Quaremma in Basilicata

"Quaremma, la vedova pazza
 era la pupa col vecchio grembiale
volteggiava al turbine di febbraio
penzoloni da una fune sulla strada.
Bersaglio di terribili fanciulli.
..".

Era il febbraio del 1948 quando il poeta scienzato Leonardo Sinisgalli verseggiava sulla vecchia strega appesa ai crocicchi e ai balconi lucani lungo il transito dall'inverno alla primavera, subito dopo il martedì grasso e il funerale di Carnevale. Vedova del vecchio anno con in grembo già i futuri giorni da filare nella sua mano destra e con quelli da contare nella mano sinistra. La vecchia dal nero fazzoletto in testa, infatti, porta  fuso e canocchia nella mano destra e una patata con sette piume conficcate nella sinistra. Questo inquietante fantoccio penzolante è il calendario di penitenza e meditazione con il quale la civiltà contadina ha interpretato le sette settimane che precedono la Pasqua dopo il Mercoldì delle Ceneri ma soprattutto il fluire laborioso del tempo dei campi e degli uomini. Una tradizione che viene dall'Oriente e che è giunta fino a noi attraversando la Puglia e il nostro Levante.

La tradizione della Quaremma in Basilicata
Quaremma pugliese



La maggior parte delle Quaremme lucane, dopo gli anni '60 del secolo scorso, sono "atterrate" e raramente si vedono volteggiare sui balconi, costutituendo uno dei personaggi fondamentali della sfilata di Carnevale tra la domenica e il martedì grasso. Sono tutte come delle "lamentatrici" che piangono il morente Carnevale. Lungo le sfilate, la Quaremma si duplica anche nel suo doppio: se, infatti, è presente la vecchia piangente a lutto, il suo opposto si incarna in tante giovani Quaremme, sempre vestite di nero (il nero e il viola sono appunto i colori della Quaresima) con in braccio un bambolotto ovvero il piccolo nascituro che andrà nutrito e curato per la prosperità del nuovo anno agricolo. Una potentissima traccia simbolica di colei che assorbe la morte per  ricreare la vita, proprio come accade nel riposo della terra prima dei germogli primaverili che svettano col ritorno dell'equinozio di primavera, e quindi della Pasqua.
Tra tutte le Quaremme lucane due sono quelle che meritano maggiore attenzione: la filatrice che apre il corteo del Carnevale di Montescaglioso e l'anomala Quaremma di San Costantino Albanese.

La tradizione della Quaremma in Basilicata
Quaremme giovani

La filatrice montese è particolarmente significativa perché ha conservato intatta l'antichissima simbologia delle Parche, nucleo ritualistico e  mitico della Grecia classica. A Montescaglioso, questa personificazione femminile del tempo che scorre inesorabile e dà la "parte" di Destino a ciascun essere vivente, è una vecchiaccia che lancia "u fus" (un grande fuso) disegnando un ampio cerchio intorno al quale si bloccano i passanti. Guai a farsi toccare dal fuso! Chiunque interrompe il cerchio dell'eterno ritorno potrebbe interrompere il filo della vita e del tempo. Lei rappresenta la Parca Cloto, la divinità che con la sua conocchia filava il destino dell'uomo, mentre Lachesi lo svolgeva sul fuso e Atropo, con lucide forbici, lo recideva inesorabilmente, decretandone la morte.

La tradizione della Quaremma in Basilicata
La Parca filatrice (Quaremma) del Carnevale di Montescaglioso

L'altra Quaresima lucana  molto interessante è quella di San Costantino Albanese che in lingua arbëreshë si chiama "Kreshmza". A differenza delle Quaresime appulo-lucane, questa bambolina (molto graziosa  rispetto alle sue "sorelle") è vestita col costume tradizionale festivo di questo paese dal rito greco-bizantino ed è appesa a ogni balcone del paese. Un'altra ricchezza culturale ha conservato la Kreshmza delle genti del Pollino lucano: lei porta nella mano destra il fuso e nella sinistra una patata infilzata da sette penne di gallina, tante quante le domeniche della Quaresima, incluse la Domenica delle Palme e la domenica di Pasqua. Questo calendario artigianale e simbolico permette di contare e togliere una penna per ogni domenica di penitenza che passa fino al mezzogiorno del Sabato Santo, quando, secondo il rito bizantino, è già giorno di Resurrezione e le campane suonano a festa subito dopo la dispersione delle foglie di alloro in chiesa. In questa variante colorata della Quaresima, la patata sostituisce l'arancia o la melagrana in cui vengono conficcate le piume nella tradizione pugliese.

La tradizione della Quaremma in Basilicata
Kreshmza (Quaremma) da sinistra a destra: di Quirino Valvano, di Pina Ciminielli e di AmedeoCarbone

La tradizione della Quaremma in Basilicata
Quaremma pugliese

Le origini mitologiche della Quaremma

Le tre Moire dei Greci, sovrapposte dalle tre Parche dei Romani, le ritroviamo anche nella mitologia norrena e si chiamano Norne, che in antico norreno significa "coloro che bisbigliano un segreto": il mistero della ciclicità della Natura, l'eterno morire e nascere della vita. Sulle unghie di queste tre sorelle nordiche è inciso l'antico alfabeto delle Rune, testimonianza del loro potere sul destino del mondo perché in grado di "nominarlo", trasformalo in "Verbo". Come per le Parche e le Moire, il loro immenso potere è nascosto nel nome: la più anziana si chiama Urðr (destino) e sbroglia la matassa della vita, la seconda è una donna adulta dal nome Verðandi (divenire) ed è la responsabile della lunghezza del filo, la terza giovane e bella si chiama Skuld (debito) e rappresenta il compito assegnato a ciascun essere umano durante la propria vita ed è colei che ne recide anche il filo. Rispettivamente rappresentano anche il passato, il presente e il futuro.

La tradizione della Quaremma in Basilicata
Le tre Parche, Francesco Salviati, 1550 


La tradizione della Quaremma in Basilicata
Le Parche, Alfred Agache, 1885

La tradizione della Quaremma in Basilicata
Le tre Norne, Johannes Gehrts, 1889

La filatrice e la religione cristiana

La centralità della figura femminile nella tessitura del destino si può riscontrare anche nell'iconografia cristiana orientale. Se le Madonne occidentali, infatti, persero quasi subito il simbolo del fuso tra le mani, le icone bizantine lo hanno conservato più a lungo. Sarà proprio l'iconografia orientale a influenzare l'Italia meridionale, in quanto geograficamente e culturalmente più vicina alle origini di questa simbolizzazione del femminile.

La tradizione della Quaremma in Basilicata
Particolare dell'Annunciazione nella Chiesa di S. Maria dell'Ammiraglio di Palermo, XII secolo

Secondo i Vangeli apocrifi di Giacomo (X-XII) e di Matteo (VIII, 5; IX, 2), il giorno dell'Annunciazione Maria è stata chiamata dal gran Sacerdote a filare e tessere il velo, destinato a coprire il Sancta Sanctorum del Tempio, insieme ad altre fanciulle senza macchia. Si sorteggiano le tipologie di filo (bisso, oro, amianto, seta, porpora, scarlatto..) e a Maria toccano la porpora e lo scarlatto: è con questi elementi che lei sta lavorando, quando le appare l’arcangelo Gabriele. Come una "Nuova Eva", Maria genera il filo col fuso e salda in sé la natura umana (la sua) e quella divina (il figlio che porta ingrembo) ed il rosso della porpora, riservato solo agli imperatori, già prefiguara il sangue della Passione di Gesù e la sua acclarata regalità dopo la Resurrezione.

La tradizione della Quaremma in Basilicata
Madonna che fila, Belgrado, prima del  XIII sec
La tradizione della Quaremma in Basilicata
Vergine ìannunciata, Ocrida-galleria delle icone, XI sec

La tradizione della Quaremma in Basilicata
Eva col fuso, particolare dei mosaici, Duomo di Monreale, XII sec

Quaremma, le Norne, le Parche e le Madonne bizantine sono tutte tracce di quella antichissima tradizione che riconosceva le Donne il vero motore della Storia. Una storia nascosta tra le pagine ufficiali dominate dal maschile, in cui la canocchia e il fuso rappresentano la capacità del femminile di creare, distribuire e uccidere in parti uguali. La Giustizia delle Parche e di Quaremma, che danno a ciascuno la propria porzione di nascita, di vita e di morte, indipendentemente dal ceto sociale o dalla ricchezza monetaria, sono la garanzia che la Legge dell'Universo non interromperà mai il suo ciclo e tutto cià che muore è destinato a rinascere.

La tradizione della Quaremma in Basilicata
La Giustizia

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