La Pasqua è il grano della Resurrezione

tradizioni della Pasqua in Basilicata, foodfilebasilicata
«Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto». Si potrebbe cominciare da questa affermazione di Giovanni nel suo Vangelo. O dal grano offerto a Osiride, dio egizio del ciclo vita-morte. O dalla semplice osservazione dell’attuale tradizione popolare dei Sepolcri per capire quanto il grano sia il centro simbolico della Pasqua e della sua celebrazione. Anche a tavola. In Basilicata, come nel resto del Meridione d’Italia e di tutta l’area mediorientale, il grano è il protagonista dei riti e dei pasti pasquali, meglio se si tratta della varietà Senatore Cappelli che, dal 1930-’40, è la “razza eletta” delle terre lucane e pugliesi.


grano della Basilicata, foodfilebasilicata

La simbologia del grano
Il mercoledì santo, per le vie della Basilicata, le “sacerdotesse” del Grano si incolonnano per offrire il prezioso cereale sull'altare della Reposizione, lì dove tra poche ore avverrà il sacrificio del dio che deve morire per garantire la Resurrezione del creato. La tradizione dei Sepolcri, ovvero dei chicchi di grano fatti germogliare al buio per ottenere dei germogli bianchi, rappresenta la discesa nel regno della oscura morte del chicco per poi “riemergere” vittorioso alla bianca luce della vita: in questa riemersione alla luce riposa il senso più profondo della Pasqua. “Passare oltre” è, infatti, il significato dell’aramaico Pesach, ovvero il passaggio dal Mar Rosso degli ebrei di Mosè in fuga dalla schiavitù egizia: l’inizio di una nuova vita e di una nuova libertà. Il “passaggio oltre la morte”: la Resurrezione, proprio come il chicco di grano che, nel ventre oscuro della terra, sacrifica il suo guscio per far emergere alla luce il germoglio di una nuova vita. E’ il passaggio obbligato di distruzione e ricostruzione che spetta a Osiride e poi allo stesso Cristo. Il ciclo morte-vita del grano si ripete anche per ottenere il Re dei Cibi: il Pane. Il grano deve subire un processo di battitura e deve passare per una macina per poi diventare farina e quindi pane: «Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio pane offerto per voi. Prendete e bevetene tutti, questo e il calice del mio sangue versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me». Sono le parole con cui Gesù si congeda dal regno dei vivi per affrontare la morte. Come il Dio così il chicco di grano, ogni anno è costretto a morire per poi rinascere, moltiplicarsi e salvare l’uomo dalla fame.
Nei tre giorni della morte del dio tutto si ferma: il tempo si blocca e la Natura attraversa i “giorni dell’incantamento”, il sole non sorge e tutto si ammanta del colore del lutto e della trasformazione: il colore viola. Questa sospensione della realtà cessa con la Pasqua di Resurrezione, con l’alba del nuovo giorno, in cui le Ore ricominciano a scorrere e il Tempo riparte da zero, il sole si riaccende e il bianco della luce vivifica i campi pronti alla nuova semina.

grano della Basilicata, foodfilebasilicata

Il grano e l’agricoltura nascono nella Mezzaluna Fertile, ovvero lì dove scorrono i fiumi della fertilità: il Tigri, l’Eufrate e il Nilo. Il grano o frumento, infatti, è una graminacea originaria della zona compresa tra il Mar Mediterraneo, il mar Nero e il Mar Caspio. Le donne dell’Iran, dell’Iraq e dell’Egitto scoprirono il potere di questa solare pianta ed erano loro che, intorno all'Equinozio di Primavera, offrivano una focaccia di grano e cannella alle divinità solari. Questa antica libagione è ancora il dolce più importante della nostra Pasqua: la pastiera.

Il grano della Basilicata
La Basilicata può vantare una razza di grano “eletta” autoctona che dal 1993 “risorge” nell'area collinare dei calanchi, prodotta mediante coltivazione da agricoltura biologica. Questo tipo di frumento è stato selezionato dall'agronomo Nazareno Strampelli nel 1915, su proposta del senatore Raffaele Cappelli, e di quest’ultimo prende il nome. Il frumento duro Senatore Cappelli è un antenato del grano duro moderno che raggiunge un’altezza di circa 1.80 m e contiene percentuali più elevate di lipidi, amminoacidi, vitamine e minerali rispetto al grano comune. E’ una qualità che ha un’elevata digeribilità e non ha mai subito alterazioni di manipolazione genetica, quindi un grano che non dovrebbe provocare infiammazioni e malassorbimento (causa di intolleranza al glutine e allergie). Con un piatto di grano Senatore Cappelli si potrebbe onorare il sacrificio del dio nel giorno della Resurrezione. Portatelo sulle tavole in festa, sarà una gustosa offerta al Sole che si rinnova e al Tempo che torna a scorrere.

grano al pomodoro, foodfilebasilicata
grano al pomodoro



Grano al pomodoro

200 g di grano
sale
1 cipolla
2 carote
150 g di pomodori
origano
olio evo

Lava e sciacqua in acqua fredda e abbondante il grano, per eliminare tutti i residui estranei e la polvere.  Mettilo in ammollo per alcune ore in una quantità d’acqua pari a tre volte il suo volume e, dopo averlo scolato, fallo tostare prima della cottura. Dopo la tostatura, aggiungi la stessa quantità di acqua che ti è servita per l'ammollo e porta a ebollizione, poi abbassa il fuoco, aggiungi il sale e copri con un coperchio. Cuoce in circa 50-60 minuti.

Nel frattempo pulisci le verdure, tagliale a pezzetti piccoli, stufale per dieci minuti con olio e aggiungile al grano quando mancheranno circa 10 minuti al completamento della cottura.

Insaporisci con origano e olio e...buona Resurrezione a te!

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