Peperoni cruschi:poesia in viaggio





Secoli fa arrivò qui portato dagli spagnoli. Un rosso d'amore. Lo stesso languore nell'animo, ma la croccante consistenza della passione nella carne. Era lui, quello che oggi si chiama peperone di Senise! In realtà non si diffuse solo a Senise, ma anche a Tursi, a Chiaromonte, Valsinni, Craco, Roccanova ... insomma in molti paesi tra il fiume Agri e il fiume Sinni, l'uno il suo sangue venoso e l'altro quello arterioso.


Non era un peperone come gli altri, quello di Senise era diverso. E i miei antenati lo capirono subito. Poteva essere essicato alla perfezione e riamanere intatto, quindi poteva essere trasportato e venduto in altre zone del Regno, dove il soldo girava di più, come la Campania e la ricca Napoli.

Da quando scoprirono queste fantastiche virtù del loro peperone, i senisesi non fecero altro che salire e scendere dal loro mulo per tutto il Regno.
Ovunque, da Caserta a Reggio, erano conosciuti come i portatori di zafaran. Già, perché, il peperone di Senise, quando è tritato, diventa come la più preziosa delle spezie, lo zafferano appunto.

Così i miei antenati tracciarono la loro personale via dello zafaran. Un giorno, tra l'andare e il venire, il mio moro e brigante trisavolo conquistò la ricca e nobile moglie borbonica ingioiellando il suo nudo collo con una nserta di peperoni di Senise. Insomma... la prese per la gola e non la lasciò mai più! Qualche mio zio, ancora oggi, porta in giro per l'Italia i suoi peperoni con la speranza di ripetere l'incantesimo e trovare moglie... ci riuscirà mai?

Da quando mi hanno raccontato l'odissea del crusco e le qualità erotiche del peperone di Senise, esso è diventato la più suadente delle mie ossessioni. E' la mia luxuria. E' l'eccesso, il delirio, quella  ricerca dell'estremo che le Baccanti del tuo Orazio conoscevano bene e che Venere consacrava.

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