venerdì 6 gennaio 2017

I nove bocconi nella notte dei Cucibocca di Montescaglioso

origine simbolica e interpretazione del cucibocca di montescaglioso
Da Sinistra a destra: Ermete Trismegisto, Eremita, Cucibocca

Nove bocconi per concludere la Festa del Solstizio d'Inverno e poi attento all'aureo silenzio sui segreti del nuovo anno, altrimenti perderai il potere creativo della Parola e sarai infilzato dai Cucibocca. Così terminano le feste natalizie di Montescaglioso, quando il 5 gennaio di ogni anno il campanile batte le 19 e comincia la vestizione dei misteriosi cucibocca: alle 20 in punto devono sfilare per le vie del centro e intimare ai bambini di fare silenzio, altrimenti con un ago enorme chiuderanno loro la bocca per sempre. Paura eh? Non temete, sotto quella maschera spaventosa si cela il segreto della conoscenza sul futuro anno solare.

La tradizione del 5 gennaio a Montescaglioso
Se hai lo sguardo di un bambino e vuoi degustare i "nove bocconi", ovvero nove prelibatezze locali della Collina materana, tra cui struffoli, pettole e cartellate natalizie, la notte della Befana devi aspettare che dall'Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo escano, l'uno in fila all'altro, i Cucibocca di Montescaglioso. Loschi figuri che spaventano i bambini e li mandano a dormire affinché, nel segreto della notte, possano arrivare i doni dell'Epifania. Ancora è sconosciuta l'origine di questo essere che si "manifesta" la notte della Befana solo e unicamente a Montescaglioso, in Basilicata: luogo di conservazione d'antichi riti e maschere antropologiche. L'unica cosa certa di questa strana creatura solstiziale è il Silenzio. Poi c'è il linguaggio simbolico del loro aspetto: lunga barba di canapa, grandi occhiali realizzati con le bucce di arance, un enorme cappello realizzato con dischi di canapa dei frantoi, alla caviglia portano legata una catena, con in mano una lanterna, un canestro di vimini per raccogliere le offerte che ricevono, un grande ago per ammonire i bambini e un bastone.

simbologia e interpretazione della tradizione dei Cucibocca
Cucibocca di Montescaglioso


Le possibili origini del personaggio simbolico del Cucibocca
Le leggende sul significato tradizionale dei Cucibocca sono diverse, dall'antica credenza che le anime del Purgatorio tornassero in terra proprio il 5 gennaio per visitare le proprie case, sfilando per i vicoli mentre gli uomini cadono nel sonno magico dell'Epifania, non prima d'aver lasciato libagioni per gli spiriti purganti. Un'altra origine potrebbe essere legata alla strage degli innocenti ordinata da Erode per uccidere il Bambin Gesù o, ancor più legata alla tradizione agricolo-pastorale della Basilicata, i Cucibocca sarebbero invenzioni di pastori, braccianti e contadini che, solo per una sera e sotto travestimento, entravano a casa del padrone e divoravano  i "nove bocconi". L'interpretazione più affascinante e, storicamente, più credibile è quella dell'archeologo Vincenzo Stasolla, che ha adottato il metodo  di  ricerca dell'archeologia attraverso confronti etnologici per lo studio della cultura materiale dei Cucibocca di Montescaglioso. Le analisi riguardano soprattutto l'abbigliamento e l'andamento della figura, il suo deambulare lungo le vie del paese.
"Egli, con altre medesime figure, deambula per le strade del centro storico, vestito (dall'alto verso il basso  ) con un copricapo a tesa larga, occhiali ricavati dalle scorze d'arancia (in realtà una maschera per gli occhi), una lunga barba, un pastrano nero, un lungo bastone con in cima due feticci, una lanterna, un cesto in vimini, una lunga catena legata alla caviglia (lunghezza variabile, intorno ai 90 cm, con maglie lunghe 39 mm spesse 6 mm). Tra le mani impugna la lesina da calzolaio (in vernacolo assǖgghie, di dimensioni variabili, lunghezza intorno  ai 130 mm  c.a., diametro massimo del manico intorno ai 25 mm,  ), uno strumento la cui  parte  funzionale  acuminata in ferro può essere rettilinea  o ricurva, inserita in un'immanicatura lignea, con  il  quale  il  Cucibocca,  durante la deambulazione,  inveisce  contro  i fanciulli urlando loro «Tè còs' la vòcch'!» (ti cucio la bocca), donde appunto il nome di Cucibocca (Casevùcch' e/o Cosevocch'). Il suo lento cammino per il centro storico, a volte in coppia, è scandito dall'invettiva, lo scalpitio e dalla questua".
(tratto da "Il  Cucibocca  di  Montescaglioso  (Matera): eremiti e pellegrini nel folclore della Lucania centro-orientale. Applicazione dell'Archeologia moderna e contemporanea per lo studio della cultura materiale", di Vincenzo Stasolla, 2012)

origine simbolica e interpretazione del cucibocca di montescaglioso
abbigliamento e oggetti del Cucibocca di Vincenzo Stasolla


La somiglianza tra il Cucibocca ed Hermes
Analizzando oggetti e indumenti del cucibocca, questo metodo archeologico ha individuato degli elementi fondamentali che potrebbero indicare l'origine di questa creatura:

1. il cesto di vimini: da sempre è il recipiente da trasporto, assieme alle sacche, per pastori, viandanti e pellegrini;

2. la lanterna: utilizzata dai viandanti per illuminare il cammino;

3. il bastone: a) il primo tipo, molto lungo che, al posto della testa, ospita due feticci solitamente femminili (Quaremme) legati con un filo di ferro; b) il secondo tipo è proprio il bordone (baculum), ovvero il bastone ricurvo che rappresenta il pellegrino, la sua terza gamba, simbolo di Trinità contro i demoni;

4. il pastrano: lungo soprabito nero in panno di lana, tipico del costume maschile lucano e dei pastori;

5. la barba: una lunga fascia di fibre di canapa giallina fino all'altezza dell'addome, che copre il volto, la testa, lasciando liberi solo occhi e fronte, proprio come nell'immaginario collettivo è rappresentata la barba di mendicanti, monaci ed eremiti

6 occhi/occhiali di buccia d'arancia: frutto stagionale, le arance rappresentano la capacità di donare e di ricevere, con le bucce d'arancia caramellate si preparavano dolciumi e regali per i bambini. Grandi occhi per vedere od occhiali per conoscere ma nessuna bocca per parlare;

origine simbolica e interpretazione del cucibocca di montescaglioso
fiscolo dei frantoi da cui si ricava il cappello del Cucibocca

7. il copricapo: un cappello di grandi dimensioni ricavato dal fiscolo dei frantoi (dischi di canapa intrecciata con un foro centrale, usati per filtrare la frangitura delle olive). Come fa notare l'archeologo Stasolla " È flesso sulla testa del mascherato per merito di uno spago che dalle estremità della tesa si regge al mento. Le grandi dimensioni del copricapo ricordano il pétasos degli antichi greci (indossato da Hérmes, il dio greco viaggiatore), usufruito dai pellegrini a partire dal XIV sec. per ripararsi dal sole e dal maltempo durante il loro cammino... I viaggiatori indossavano il pétasos: Hérmes è il viaggiatore per eccellenza nel mito greco, colui che nell'iconografia classica indossa il petaso... Nell'iconografia il dio porta con se il caduceo (il bastone) e indossa un himātion (mantello) o chitoniskos (tunica corta). La barba richiama l'anzianità del soggetto, in quanto simbolo di saggezza acquisita nello scorrere del tempo, o al contrario di noncuranza. La barba è sicuro attributo del filosofo, del monaco e  dell'eremita ".
Altro indizio del "viaggio" del Cucibocca sono proprio i "nove" bocconi della sua nottata. Il nove è il numero conclusivo di un ciclo: dopo il 9 si ricomincia dall'1 del 10 e riparte il conteggio. Il tempo del 9 è quello della riflessione, dell'introspezione e della ricerca per individuare, conoscere e attraversare nuove strade. Il numero 9 vuole il silenzio della meditazione per affrontare nuove sfide. Non sembra essere un caso che anche la simbologia dei tarocchi voglia che il nono tarocco sia l'Eremita. 

origine simbolica e interpretazione del cucibocca di montescaglioso
Tarocco numero 9 dei Tarocchi dei Visconti, di Marsiglia e di Raider Waite

Secondo questa interpretazione, il Cucibocca sarebbe in realtà il residuo di quello che doveva essere la percezione di figure come il pastore, il viandante, il pellegrino e l'eremita. Tutte queste figure sono accomunate dall'allontanamento fisico da un luogo per raggiungerne un altro. Si può dunque pensare che, se il pastore è insito alla cultura territoriale e il suo andare è la transumanza degli armenti, i pellegrini e gli eremiti, forse, arrivavano dalla vicinissima Puglia: sia i pellegrini ortodossi che andavano a San Nicola di Bari, sia i viandanti per le Vie Micaeliche dedicate a S. Michele Arcangelo, come il santuario di Monte Sant'Angelo sul Gargano. Non è un caso che i Cucibocca partano proprio dall'Abbazia di San Michele di Montescaglioso e, sempre nell'Abbazia si trova l'ultimo indizio per restituire l'identità a questa ancestrale figura del solstizio d'Inverno. Nella preziosa Biblioteca dell'Abbazia di Montescaglioso c'è un'immagine, affrescata verso l'inizio del XVII secolo, di Arpocrate, dio egizio del Silenzio: divinità affrescata molto simile al Cucibocca.

origine simbolica e interpretazione del cucibocca di montescaglioso
Arpocrate, dio egizio del Silenzio, affresco nella Biblioteca dell'Abbazia di S. Michele in Montescaglioso

Il mistero di Arpocrate e di Ermete Trismegisto
In un rapido passaggio dai cucibocca di Montescaglioso al dio del Silenzio Arpocrate, conosciamo che i Piccoli Misteri, quelli di Iside, erano più ampiamente diffusi, mentre quelli di Osiride, i Grandi Misteri, erano riservati a una cerchia strettissima di iniziati. Iside, aspetto lunare, notturno e femminile della divinità, era considerata la detentrice delle conoscenze segrete e della magia, nel suo ruolo di Maga era definita la "Potente di voce", ovvero sapeva quale fosse il potere nascosto del Verbo, della Parola. Osiride, principio maschile e solare della divinità, conosce il potere creativo del Verbo. Dall'unione di Iside e Osiride, durante il solstizio d'inverno, nasce Arpocrate, personificazione del Silenzio che ogni iniziato ai Misteri deve osservare. Il monito di conservare il segreto sui Misteri, e quindi il Silenzio, è destinato soprattutto ai bambini, allegoria del tempo che verrà, del futuro. 
Plutarco, descrivendo la nascita di Arpocrate, scrive "che Iside, dopo essersi messa al collo un amuleto, partorì Arpocrate all'epoca del Solstizio invernale, dandolo alla luce ancora imperfetto e immaturo, in mezzo ai primi fiori e ai primi frutti spuntati in anticipo sulla stagione...  Arpocrate è invece il patrono e precettore dell'umana attività di comprensione del divino, che è imperfetta e immatura e inarticolata. Ecco perché il dio tiene il dito sulla bocca, come simbolo, cioè, della prudenza e del silenzio... Di tutte le cose che la natura umana ha in sé, certo nessuna è più divina della parola, soprattutto della parola che cerca di comprendere la divinità: e niente ha più efficacia nella conquista della felicità"

origine simbolica e interpretazione del cucibocca di montescaglioso
Hermete Trismegisto e i cicli di Sole e Luna

Questa divinità del Silenzio era fra quelle egizie più popolari nel bacino del Mediterraneo, area fortemente ispirata ai Misteri. Il sincretismo filosofico-magico-religioso dell'Ellenismo e del Neoplatonismo fonde i caratteri delle antiche divinità egizie con quelle greche.  Il protettore dei segreti iniziatici e il "mago" conoscitore, Arpocrate, si fonde con l'Hermes greco, messaggero degli dèi e anche lui detentore dei segreti naturali, sempre in cammino con i suoi sandali volanti e il suo bastone della sapienza per cercare l'equilibrio. Le due divinità, infine, confluiscono nell'immagine di Ermete Trismegisto, presunto autore di un insieme di testi redatti nell'ambiente alessandrino, che comprendono sia opere di natura filosofica, sia trattati di magia, alchimia e astrologia, accomunati dall'attribuzione ad Ermete Trismegisto, presunto autore del Corpus Hermeticum. Ed è dunque in questo contesto culturale, fra l’Egitto, il Medio-Oriente e la Grecia, che si sviluppa la figura del Filosofo-Mago, mentre vengono gettate le basi su cui si svilupperanno dottrine esoteriche come l’Alchimia, la Gnosi e la Cabala. La somiglianza dell'Arpocrate di Montescaglioso con alcune raffigurazioni rinascimentali di Ermete Trismegisto, ci induce a ricordare come nella seconda metà del XV secolo, in seguito alla riscoperta ed alla traduzione del Corpus Hermeticum, si fosse diffusa la convinzione che nell'antica sapienza egiziana si dovesse cercare la fonte originale di ogni conoscenza.

origine simbolica e interpretazione del cucibocca di montescaglioso
Ermete Trismegisto

Da questa evoluzione di divinità in viaggio lungo il Mediterraneo nasce il Cucibocca per poi fermarsi a Montescaglioso e ricordare a noi lucani, forse inconsci conoscitori di segreti ancestrali, il potere del linguaggio simbolico e del Silenzio, perché il logos è destino, divinità e demone. 

origine simbolica e interpretazione del cucibocca di montescaglioso
A.Alciati: Emblematum Liber (I ed. Augusta 1531) ed. Lugano 1600: Emblema XI, p.63

Bibliografia

Il  Cucibocca  di  Montescaglioso  (Matera): eremiti e pellegrini nel folclore della Lucania centro-orientale. Applicazione dell'Archeologia moderna e contemporanea per lo studio della cultura materiale", di Vincenzo Stasolla, 2012

Il Dio del Silenzio, di Sigfrido E.F. Höbel








venerdì 30 dicembre 2016

Buon Anno e che ogni mese abbia il proprio gusto


via GIPHY



Calendario dei prodotti tipici della Basilicata


Gennaio

sabato 24 dicembre 2016

Le pettole di bocca in bocca, di Natale in Natale

le pettole di Natale in Basilicata

Si dice che in un tempo indefinito e in un luogo sconosciuto, una massaia stesse lottando con l’impasto del pane, quando all’improvviso sentì zampogne e ciaramelle entrare dalla finestra. Subito si precipitò in strada per capire cosa stesse accadendo. Travolta dalla musica e dall’entusiasmo della festa, la massaia partecipò alla sfilata fino a sera, dimenticandosi completamente del pane. Di ritorno dal corteo, trovò la pasta del pane eccessivamente lievitata. Ma anziché dolersi per il rimorso d’aver lasciato il dovere per il piacere e senza alcun pensiero di commettere il doppio peccato di buttare l’impasto, la brava massaia trasformò tutta la gioia della festa in qualcosa di nuovo. Perché non spezzettare la pasta e gettarla nell’olio bollente? E così fece. Da allora nacquero le gustose e simpatiche Pettole, ospiti speciali sulle tavole di Natale di ogni lucano.

mercoledì 30 novembre 2016

Pane e tufo, l'audio-intervista all'artista di Matera Franco Di Pede

Pane e tufo_audi-intervista all'artista di Matera Franco Di Pede
La poetica, la scelta dei soggetti e l'interpretazione del reale di un artista sono la diretta emanazione del contesto culturale e paesaggistico in cui si è cresciuti. E' il caso esemplare dello scultore, pittore, fotografo e designer Franco Di Pede che, omaggiando gli amati Sassi di Matera e la propria storia famigliare, nel 2001 scolpisce "Pane e tufo": il pane quotidiano della sua infanzia.

Il nonno paterno di Franco Di Pede, dopo una breve storia di emigrazione negli Stati Uniti, torna a Matera e investe quanto guadagnato all'estero per acquistare tre forni al quartiere "Le Malve" , un antico rione nei Sassi, popolato allora in gran parte da contadini. Non solo pane per la stirpe Di Pede ma anche tufo. Il nonno, infatti, diventa proprietario anche di tre cave di tufo poste lungo la strada che da Matera porta a Taranto.

giovedì 13 ottobre 2016

La Basilicata nel ricettario della sicurezza alimentare dell'IZSVe

Sai cos'è il rischio alimentare? La probabilità che le uova, la carne o qualunque altro alimento possa subire delle contaminazioni chimiche, fisiche o biologiche tali da degradarne la qualità o renderlo nocivo per la salute. LIstituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, Ente sanitario di prevenzione, ricerca e servizi per la salute animale e la sicurezza alimentare, ha voluto realizzare, a “quattro mani” con l’Associazione Italiana Food Blogger, uno strumento di divulgazione e conoscenza, che ti aiuterà a preparare il pranzo con un pizzico di consapevolezza in più sui rischi biologici e chimici degli alimenti. Tra le “Ricettesicure” anche una una rappresentanza della Basilicata: la melanzana di Rotonda.

venerdì 23 settembre 2016

Gli Heroes di Maratea si sfidano al gusto della torta di bocconotto

la startup di Heroes che racconta la propria impresa alla famiglia marateota
Ne rimarrà soltanto uno… sì ma a tavola! Può una competizione tra startup risolversi tra un tocco di pizzentella e un morso di torta bocconotto? Sì, a Maratea è possibile. È l’originale verdetto finale di Heroes, la prima edizione dell’Euro-Mediterranean Coinnovation Festival, una tre giorni di incontri tematici, laboratori, workshop, pitch competition, performance e musica, che dal 21 al 23 settembre si svolge presso l’hotel Pianeta Maratea nella splendida “perla del Tirreno”.

lunedì 5 settembre 2016

Il matrimonio arbëresh e il cugliaccio degli sposi

matrimonio greco-ortodosso e ricetta del cugliaccio
il matrimonio  arbëresh di Luana e Raffaele
E’ arrivato il grande giorno. Luana, come ogni sposa, è bellissima e in ritardo. All'ingresso della Chiesa dei Santi Costantino ed Elena, l’aspetta trepidante Raffaele. I due innamorati oggi sanciscono davanti a Dio e agli uomini il loro amore: saranno incoronati re e regina della loro nuova famiglia, ovvero, secondo il rito greco-ortodosso di San Costantino Albanese, paese arbëresh del Pollino sul versante della Basilicata, oggi si uniranno in matrimonio. Sull'altare ci sono tutti i simboli che raccontano in Terra ciò che succede in Cielo: i ceri, le fedi, le corone, il cugliaccio matrimoniale e il vino.
Che la sacra unione abbia inizio.

sabato 6 agosto 2016

La patata di Muro Lucano e i tesori del monte Paratiello

patata di montagna di Muro Lucano e monte Paratiello-foodfilebasilicata
patata di montagna di Muro Lucano, varietà viola
Sia benedetta la sempre buona patata e  la montagna di Muro Lucano che l'ha generata. Sì perché, per chi non lo sapesse,  in Basilicata esiste anche la "Patata di montagna di Muro Lucano", altro tesoro custodito sotto la pelle della terra lucana. Io l'ho scoperto alla "Festa dell'Appennino lucano": una tre giorni di informazione, confronto e buona cucina nel bosco di Montagna Grande, località Settacque, di Muro Lucano. Questa "montagna incantata",  con i suoi 1445 metri d'altezza, ha guerrieri imponenti, gli alti e snelli faggi bianchi, che proteggono il suolo dalle scudisciate del sole e permettono il prosperare di patate e tartufi. Se seguirai la salita indicata dalla felce non ti pentirai. E, anche se ti perderai, non temere: il tesoro troverai!

lunedì 1 agosto 2016

L'uomo dei semi

lucas chiappe i boschi, foodfilebasilicata
Nunzio Paci, disegno

Anche se non riguarda la Basilicata e potrebbe sembrare off topic, devo raccontare una splendida storia che comincia in Patagonia nel 1990 e che potrebbe ripetersi in ogni angolo del mondo, se solo davvero si volesse, anche nella nostra Lucania. Il suo eroe si chiama Lucas Chiappe, "un tale" che ha salvato i boschi e i nativi andino-patagonici che vivono a Sud del 42° parallelo.


Le grandi foreste della Patagonia argentina non sono sfuggite alla folle ondata neoliberista degli anni '80 che ha sterminato alberi di oltre 300 anni per farne merce dell'industria del legno giapponese. La ricchezza naturale che aveva sempre protetto e nutrito i Mapuche, il popolo millenario che conosce i segreti e ogni singolo seme di quella terra, veniva decimata giorno dopo giorno nei pressi del lago Epuyén.

mercoledì 20 luglio 2016

Grano Saragolla al gusto di Mediterraneo


grano saragolla e dieta mediterranea, foodfilebasilicata


-Chiccolino dove sei?
grano saragolla al gusto di Mediterrane, foodfilebasilicata
-Sotto terra, non lo sai?
-E lì sotto non fai nulla?
-Dormo sempre nella mia culla
-E cresciuto che sarai, chiccolino che farai?
-Una spiga metterò e tanti tanti chicchi ti darò!






E’ la filastrocca del grano che tutte le nonne della Basilicata ripetevano ai propri nipotini per augurar loro crescita e sviluppo, proprio come accade a una spiga di grano. Ed è stata ripetuta così tante volte a Palazzo S. Gervasio per Angelo Lacivita che questi, cresciuto, ha deciso di diventare il “salvatore” dell’antica varietà di grano Saragolla.  Il grano, le sue varietà e i suoi derivati hanno navigato la lunga storia del Mediterraneo e hanno nutrito i popoli di una cultura comune.

sabato 25 giugno 2016

Il Battesimo delle Bambole di Barile e i biscotti di San Giovanni

Il battesimo delle bambole di Barile e i biscotti di san Giovanni, foodfilebasilicata
Teresa Suozzo
Teresa Suozzo ha nove anni ed è il simbolo presente dell'antica relazione che da almeno sei secoli lega Barile alle popolazioni greco-albanesi. Di madre albanese, arrivata a Barile negli anni '90, e con un papà di Barile, paese fondato da una colonia albanese nel XVI secolo: Teresa è il frutto presente di un amore che dura da sempre. Lei è una delle protagoniste del "Battesimo delle bambole" o Puplet e Shenjanjet, un'antica tradizione arbëreshë che si rinnova ogni anno a Barile nel giorno di San Giovanni, il 24 giugno.

lunedì 20 giugno 2016

Il Ribes rosso: la Bacca di San Giovanni

ribes rosso e solstizio d'estate, foodfilebasilicata
ribes rosso
Stiamo per attraversare il Solstizio d'Estate, la porta verso la seconda metà dell'anno solare, e abbiamo bisogno di un amuleto che ci indichi la strada: sferico e prezioso, ricco di proprietà essenziali per la salute dell'uomo e dal colore vitale. E' il ribes rosso: la Bacca di San Giovanni.

Il ribes rosso è consacrato al potente e misterioso S. Giovanni perché frutto dal colore del fuoco ma ricco di acqua. E' un frutto sferico che sembra ricordare il sole che nutre e vivifica la terra: luminoso e trasparente. La notte della Festa di S. Giovanni, il 24 giugno, si indossava il ribes per proteggersi dagli spiriti maligni e, sempre questa notte, si usava mettere un rametto di ribes sotto il cuscino per avere sogni profetici, in quanto "S. Giovanni non vuole inganni". Il ribes rosso fa parte delle piante sacre da raccogliere nel Solstizio d'Estate, se lo farai, otterrai una maggiore efficacia delle sue proprietà officinali.

mercoledì 18 maggio 2016

Borragine: un dono della terra per salute e palato

Oggi 18 maggio 2016 è la Giornata Nazionale della Borragine per il Calendario del Cibo Italiano promosso dall'Associazione Italiana Food Blogger. Carmensita Bellettieri, autrice di FoodFileBasilicata, ne è l'ambasciatrice



La Borragine potrebbe essere il simbolo dell'amata Scuola Pitagorica, il cui maestro consigliava: "Amici miei, evitate di corrompere il vostro corpo con cibi impuri; ci sono campi di frumento, mele così abbondanti da piegare gli alberi dei rami, uva che riempie le vigne, erbe gustose e verdure da cuocere. La terra offre una grande quantità di ricchezze, di alimenti puri, che non provocano spargimento di sangue né morte". I lucani conoscono bene Pitagora e le sue lezioni impartite sulle coste del nostro Metapontino ed è per questo che, da sempre, utilizzano questa preziosa pianta: con i fagioli, per i risotti, nelle frittate. La Borragine: un dono gratuito della terra per curare il corpo e rallegrare il palato.

lunedì 18 aprile 2016

I riti della cucina arbereshe in Basilicata




Oggi, 18 aprile 2016, comincia la "Settimana della cucina di frontiera" per il Calendario del cibo italiano promosso da AIFB, la cui ambasciatrice è Marina Bogdanovic . La Basilicata contribuisce con le tradizioni della cucina arbëreshë 

mercoledì 23 marzo 2016

La Pasqua è il grano della Resurrezione

tradizioni della Pasqua in Basilicata, foodfilebasilicata
«Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto». Si potrebbe cominciare da questa affermazione di Giovanni nel suo Vangelo. O dal grano offerto a Osiride, dio egizio del ciclo vita-morte. O dalla semplice osservazione dell’attuale tradizione popolare dei Sepolcri per capire quanto il grano sia il centro simbolico della Pasqua e della sua celebrazione. Anche a tavola. In Basilicata, come nel resto del Meridione d’Italia e di tutta l’area mediorientale, il grano è il protagonista dei riti e dei pasti pasquali, meglio se si tratta della varietà Senatore Cappelli che, dal 1930-’40, è la “razza eletta” delle terre lucane e pugliesi.